giovedì 16 agosto 2007

Risultati sondaggio TLC

Rientro dalla lunghe "vacanze" con un post dovuto: i risultati del sondaggio sul Trattato di Libero Commercio (TLC).

La prima parte della frase "Il TLC con gli USA..." viene completata come segue dai lettori di Bogotalia:

... conviene solo agli USA 10 voti (41%)
... conviene solo alla Colombia 0 voti
... conviene ad entrambi 8 voti (33%)
... non conviene 6 (25%).

A presto, Doppiafila

sabato 4 agosto 2007

Benvenuti a Bogotalia

Fatevi un bel giro, mentre io sono in vacanza.

Sulla colonna di destra trovate i tags, il sondaggio, l'archivio storico del blog , i miei link ed alcuni articoli segnalati.

Ai (tanti) fan di Pablo Escobar, suggerisco un giro per il tag "recensioni" o una ricerca col riquadro in alto a sinistra.

Se volete lasciare un saluto o un commento, usate i commenti di questo post: vi risponderó al ritorno.

Un caro saluto, Doppiafila

giovedì 2 agosto 2007

Anche su Bogotalia, Uribe presidente

Il secondo sondaggio di Bogotalia é stato dedicato ad una "simulazione di presidenziali": 43 lettori durante una settimana hanno avuto l'opportunitá di scegliere tra 6 candidati (scelti "a dito" da me: non ci sono state primarie).

Ecco i risultati:

Álvaro Uribe Velez ....... 14 voti (32%)
Carlos Gaviria Diaz ....... 13 voti (30%)
Ingrid Betancourt ......... 8 voti (18%)
Manuel Marulanda Velez 6 voti (13%)
Salvatore Mancuso ....... 2 voti ( 4%)
Juan Manuel Santos ..... 0 voti

Il prossimo sondaggio sará in linea per quindici giorni e riguarda l'economia: il TLC con gli Stati Uniti conviene alla Colombia?

Moncayo porta il sequestro nel cuore di Bogotá

Il 21 Dicembre del 1997, Pablo Emilio Moncayo Cabrera viene fatto prigioniero dalle FARC a Patascoy, Nariño. Da allora, la famiglia ha vissuto il calvario del sequestro: disperazione, inganni, isolamento, false speranze, sciacallaggio. A quasi dieci anni dal rapimento, il padre di Pablo Emilio compie l'ennesimo gesto dimostrativo e - stavolta - riesce a concentrare l'attenzione del Paese intero: ieri, dopo 46 giorni di marcia, é arrivato a Piazza di Bolivar tra due ali di folla ed oggi riceve il Presidente Uribe nella sua tenda.

C'é un risveglio della politica "dal basso", in Colombia. Meno di un mese fa, milioni di persone in piazza per reagire in qualche modo all'omicidio degli 11 deputati regionali del Valle; la settimana scorsa l'Incontro delle Vittime nella Piazza degli Artigiani di Bogotá; il 27 luglio la Piazza di Bolivar trasformata per qualche ora in un parco, per ricordare le campagne abbandonate sotto minaccia da centinaia di migliaia di desplazados; ed oggi, nello stesso scenario, lo storico incontro tra il professor Moncayo ed il Presidente Uribe - la vittima e l'intransigente, il popolo ed il leader, la gente e la politica.

Moncayo ha camminato per 46 giorni, attraversando le regioni di Nariño, del Cauca, del Valle del Cauca, del Tolima e di Cundinamarca, per approdare al Distrito Capital. Con lui, all'inizio, solo la figlia; poi - dopo i primi giorni di relativa solitudine - ogni paesino contribuiva un nuovo caminante; finalmente, anche numerosi mezzi di comunicazione hanno iniziato a seguire giorno per giorno la marcia con inviati speciali, servizi d'approfondimento, editoriali.

É cosí che i colombiani hanno imparato a conoscere questo "padre coraggio", le sue poche parole, la sua maglietta con lo slogan "no al rescate a sangre y fuego, si al intercambio humanitario", i suoi piedi sanguinolenti e piagati che in molte occasioni lo hanno costretto a rallentare il ritmo di avvicinamento alla sua meta: la Piazza di Bolivar.

Ieri pomeriggio, tra il Parlamento, il Palazzo Lievano, la Cattedrale ed il nuovo Palazzo di Giustizia, il Professore simbolo si é fatto strada tra decine di migliaia di supporter per salire sun un palco improvvisato e prendere la parola: "mi sento piccolo piccolo", ha esordito, ma poi le urla di "viva el intercambio humanitario" gli hanno dato animo ed ha parlato per piú di un'ora.

Nonostante i travisamenti di alcuni giornali e le squallide dichiarazioni del Ministro degli Esteri ex-sequestrato, il messaggio di Moncayo é chiaro: preme sul Governo e sulle FARC - ma soprattutto sul primo - perché giungano ad un accordo per la liberazione dei sequestrati e dei prigionieri. E dietro di lui ci sono milioni di persone che lo vedono come un simbolo, un eroe, una persona comune che ha trasformato il suo dramma in un evento democratico che rappresenta la possibilitá - anche per un semplice cittadino - di influenzare la vita del Paese: un concetto quasi rivoluzionario nella Colombia apatica ed indifferente degli ultimi anni.

In questo momento, le 9:55 del mattino, il Professor Moncayo s'incontra con la "comitiva Presidenziale": c'é Uribe, gli ex-sequestrati Francisco Santos, John Frank Pinchao e Fernando Araújo Perdomo, il ministro degli Interni e della Giustizia Carlos Holguin (che ha saputo parlar male della marcia di Moncayo definendola un ricorso alle "vie di fatto"), il Comandante della Polizia di Bogotá, alti prelati e via dicendo.

Si parleranno per una mezz'ora e non sappiamo cosa si diranno. Ma - tanto - il messaggio é giá arrivato, forte e chiaro.

mercoledì 1 agosto 2007

Planeta + El Tiempo

É confermato: il nuovo proprietario della Casa Editorial El Tiempo (CEET) é il Grupo Planeta. Smentendo le voci dei giorni scorsi, i neo-soci includono City T nell'accordo e giá si lanciano nella corsa per il terzo canale colombiano. Buona o cattiva notizia per l'informazione locale? Dipende da tante cose, una di esse il fan club del quale farebbe parte José Manuel Lara...

Alle 12:58 di oggi, 1° Agosto 2007, appare sulla home page di ElTiempo.com la notizia dell'accordo: il Grupo Planeta é il nuovo socio strategico della CEET. Dopo le anticipazioni di Poder, El Espectador e Semana sappiamo finalmente cos'abbiano accordato le due famiglie, i Santos da un lato ed i Lara dall'altro.

I Lara sono soci di maggioranza della CEET. É loro quindi il 55% dei quotidiani El Tiempo (unico distribuito su scala nazionale e leader di vendite), Portafolio (una specie di Financial Times criollo) ed Hoy (una specie di The Sun, scandalistico); e delle riviste Cambio (una bruttissima copia di Semana, assolutamente illegibile), Don Juan (rivolta al pubblico maschile edonista), Aló (giovanile), Enter (informatica e tecnologia) e Credencial - tutte con le rispettive pagine web, che rappresentano il primo gruppo online del paese.
Del canale locale bogotano City TV si portano a casa solo il 40%, perché questo é il tetto per la proprietá straniera che dispone la legge per i canali televisivi.

L'impatto di questa vendita sulla vita e sulla politica colombiana sará senz'altro grande. Per intuire la direzione di questo cambio vi trascrivo un episodio riportato sull'ultimo numero di Poder: Cartagena, Congresso della Lingua Spagnola, pochi mesi fa; il presidente del Grupo Planeta, José Manuel Lara Bosch, sale sull'aereo presidenziale colombiano e trova una poltrona con la scritta "Riservata al presidente del Grupo Planeta". Si rivolge allora ad Uribe e gli fa notare che c'é un errore. Uribe costernato domanda: "avremmo dovuto scrivere presidente di Antena 3??", al che Lara controbatte: "no, no, il titolo giusto é 'presidente del suo fan club'!".