venerdì 30 novembre 2007

No Comment

mercoledì 28 novembre 2007

Botta e risposta

Un buon modo di seguire la crisi diplomatica in corso tra Colombia e Venezuela: attraverso le parole dei due presidenti.
Tre video: Chávez nel suo Aló Presidente, Uribe al "Consejo del Sábado" ed ancora Cávez, stavolta intervistato a tarda sera.
Sono in tutto 30 minuti, ed un'occasione rarissima di ascoltare da ambo le parti argomenti che sembrano veri e sentiti (e non suggeriti da assessori e/o diplomatici di professione).
Buona visione!





sabato 24 novembre 2007

La palla é mia e me la porto via: non si gioca piú

A molti di noi sará capitata una situazione del genere. Una bella partita di strada, di pallone o di qualsiasi altro gioco, il momento é magico, le mamme tra poco chiameranno per il pranzo, tutti sudati ed entusiasti cercano l'ultimo gol... tutti meno uno, il magrolino che da mezz'ora vuole giocare in attacco e che invece gli altri relegano in porta. Finché proprio lui - approfittando di una facile parata - mette la palla sottobraccio e se ne va. "La palla é mia, e non gioco piú", e s'infila nel portone di casa.

L'immagine (azzeccatissima) é di Luis Noé Ochoa, ed é riportata nel suo editoriale su El Tiempo di oggi, ed il bambino ricco e viziato é Álvaro Uribe Velez, presidente colombiano; invece di una partita lui ha lasciato incompiuta una mediazione che poteva risultare nella liberazione di 50 sequestrati in mano delle FARC a cambio di 500 guerriglieri attualmente in carcere.

Il pretesto (una chiamata di Chávez al capo dell'Esercito) non deve nascondere la vera ragione per cui Uribe ha deciso di mandare tutto all'aria: la mediazione rischiava di tradursi in un successo politico per le FARC - e questo non lo poteva permettere. Se la scelta é tra la liberazione dei sequestrati o il mantenimento del suo capitale politico interno, non deve sorprendere che Uribe scelga la seconda opzione.

Si potrá essere o meno d'accordo con le sue idee, ma non si puó chiedere ad un politico di permettere o addirittura facilitare un processo che culmini con un successo politico internazionale per a) le FARC, contro le quali ha sempre giuato di voler combattere con le armi e non con le parole, b) un vicino scomodo, nemico dei suoi principali alleati e c) una senatrice dell'opposizione che é tra le poche a dire pane al pane nel mezzo dell'ipocrisia del liberalismo colombiano.

E c'é un altro punto a mio vedere fondamentale: all'opinione pubblica colombiana (la massa) non gliene importa molto dei sequestrati, e meno ancora di Ingrid, Clara Rojas e compagnia. Non esiste una mobilitazione umanitaria, non ci sono associazioni nei quartieri che organizzano veglie, non ci sono campagne d'informazione, i partiti politici non dibatono sul tema, i giornali lo trascurano. Naturalmente qualcosa c'é: non voglio dire che sul tema ci sia silenzio assoluto e neppure negare l'esistenza di voci e gruppi - voglio solo dire che sono isolati e lontani.

In questo contesto, ogni liberazione di prigionieri deve essere presentata come una vittoria di Uribe, o al massimo come un pareggio - altrimenti non potrá contare col suo appoggio. Se poi consideriamo il ruolo dei militari, ancora piú estremisti di lui sulla soluzione da dare al conflitto, appare ancor piú evidente che la ragione della rottura non é stata una telefonata di pochi minuti ma la mediatizzazione delle trattative e la sensazione che entrambi i mediatori fossero troppo vicini alle FARC e che stessero preparando un palcoscenico internazionale su cui riportarle alla ribalta.

Come dice Luis Noé Ochoa ai sequestrati: "la luce in fondo al tunnel si é spenta di nuovo. Disgraziatamente le vostre vite sono in mano di tre matti. Da una parte Chávez, generoso, che stava portando avanti uno sforzo coraggioso e gigantesco ma che é pazzerello e getta la diplomazia alle ortiche. Dall'altra Uribe, pazzo per la propria popolaritá , per la ri-elezione che giá non cerca di negare e - dice - per gli interessi della patria. [...] E l'altro pazzo, questo sí matto da legare, armato ed assassino, é Tirofijo. Arrogante e pazzo per arrivare al potere con le armi e coi soldi dei suoi narcoaffari non gli importano le vite né il dolore della gente".

giovedì 22 novembre 2007

Scherza coi santi...

... ma lascia stare i fanti.

Uribe ritira l'appoggio del governo colombiano alla mediazione di Piedad Córdoba e di Hugo Chávez. La ragione (o il pretesto?) é una conversazione tra Chávez ed il generale Montoya: secondo José Obdulio Gaviria - assessore della presidenza - Uribe aveva chiesto a Chávez di non parlare coi suoi generali "per non distrarli dalla lotta alle FARC". Il Presidente venezuelano invece non solo ha parlato con Montoya ma gli ha addirittura chiesto quanti militari colombiani sono tenuti prigionieri dalla guerriglia.

A pochi giorni dalla foto della senatrice Córdoba con basco delle FARC e rose rosse, questa decisione di Uribe non sorprende, essendo egli troppo furbo per farsi sfuggire un'occasione cosí ghiotta. In un sol colpo infatti:
- suggerisce che Chávez sta cercando di immischiarsi nella politica (e nella difesa!) colombiana;
- esclude il successo dei due (la liberale e lo scomodo vicino);
- li espone alla critica, per la leggerezza dei comportamenti e per l'inadeguatezza manifesta al delicato ruolo di mediazione che gli era stato affidato;
- incassa una vittoria politica interna, giacché la maggioranza dei colombiani ) ne sono piú che certo) era rimasta colpita negativamente dalla famosa foto (e dal modo com'é stata presentata dai media, non c'é bisogno di dirlo...);
- puó recitare la parte di quello che "ha fatto tutto il possibile, ma quando é troppo é troppo".
Se le indagini mostreranno alti indici di approvazione non ci sará da stupirsi: la Colombia non é l'Umbria ed El Tiempo non é Le Monde Diplomatique!

La storia della telefonata é naturalmente un pretesto - e ad Uribe lo preoccupa certo piú la seconda rielezione che il destino dei canjeables - ma... davvero Chávez é cosí ingenuo da pensare che un salutino telefonico al comandante dell'Esercito (di un Paese confinante, orientato politicamente all'altro opposto ed occupato in un conflitto interno nell'ambito del quale tu cerchi di mediare) sia cosí inoffensivo????

Mi sa che aveva ragione il Re, e Chávez ha perso una buona occasione per tacere, stavolta...

venerdì 16 novembre 2007

La mediatrice

Considerando che "mediare" ha molto a che fare con l'equidistanza ("medio" inteso come mezzo, a metá strada tra le parti), la foto di Piedad Cordoba col basco dell FARC (ed abbracciata ai loro comandanti) é un grave passo falso.

E chi le ha regalato i fiori? E perché? E non é che forse il vero regalo l'hanno fatto ad Uribe?

Sorprende tanta ingenuitá.

domenica 4 novembre 2007

Il castigo degli dei

Meno di una settimana dopo le elezioni comunali, Bogotá é colpita da un'impressionante grandinata.

L'interpretazione dell'uribismo é scontata...

Segnalo invece un curioso caso d'informazione al contrario: si suppone che questo blog debba essere una finestra informativa per il pubblico italiano sulla Colombia. In questo caso, invece, é avvenuto il contrario: solo grazie ai lettori di Bogotalia sono venuto a sapere di questo evento. A fine serata - infatti - ho aperto Shinystat (la pagina in cui verifico gli accessi al sito) ed ho visto che c'era stato un aumento spropositato delle visite. Ho controllato su Sitemeter e mi sono reso conto che quasi tutti venivano da Google, dopo aver cercato "grandine a Bogotá". A quel punto sono andato anch'io a fare la mia ricerca ed ho trovato i link de La Repubblica e de El Tiempo... cosí va il mondo, ai tempi del web!

venerdì 2 novembre 2007

Moreno sindaco: ecatombe?

Samuel Moreno del Polo Democratico Alternativo é stato eletto sindaco di Bogotá. Succede a Lucho Garzón, anche lui del PDA, e conferma la "salute" dell'alternativa democratica di sinistra in Colombia. L'establishment aveva giocato una delle sue carte migliori per fargli testa ed ha perso senza appello: l'ex sindaco Penyalosa pareva destinato a vincere con un braccio legato dietro la schiena, e deve invece dire addio ad ogni ambizione amministrativa o politica (anche se riciccerá da qualche parte, vista la cronica mancanza di politici di profilo internazionale).

L'uribismo subisce un colpo durissimo: Bogotá conta un 15% dei voti del Paese, ed é il centro del voto d'opinione. I colombiani cominceranno ad accettare che un partito di sinistra puó governare senza necessariamente consegnare il paese alle FARC. Il gioco degli -ismi (uribismo, pastranismo, serpismo) potrebbe lasciare spazio ad una vera dialettica democratica tra due visioni alternative.

Prima che questo "lungo termine" si materializzi, restano vari anni in cui la maggioranza dei colombiani continuerá a vedere il diavolo a sinistra. Ed Uribe - che dei suoi concittadini conosce l'animo - sfrutterá le loro paure per cercare la terza presidenza. Gli manca segare le gambe a qualche concorrente di destra (Vargas LLeras, ad esempio) per potersi proporre come il salvatore della Patria, l'unico che potrá salvare il Paese dall'assalto del Polo a Palazzo di Narinyo.

Vincerá anche questa scommessa?