giovedì 17 gennaio 2008

Cristo sdogana Lucho - recensione

L'intervista di Julio Sánchez Cristo al sindaco uscente di Bogotá Luis Eduardo "Lucho" Garzón é il lancio ufficioso della candidatura di quest'ultimo alla Presidenza della Repubblica nel 2010. Ma politica interna a parte, il ritratto del "Lula" colombiano é godibile ed interessante.

É passato quasi un mese da quando ho finito di leggere questo libro; molti dettagli sono sfumati e forse e meglio cosí: ció che resta é l'essenza, il messaggio - o almeno la parte che io ho colto e mantenuto. Ed é questo: Lucho é uno tosto, che ha vissuto una vita difficile e pericolosa, attraversando la realtá colombiana dai quartieri poveri ed i bordelli di Bogotá fino alle alte sfere della politica nazionale, passando per l'esilio, il sindacato a Barrancabermeja, la direzione del Partito Comunista Colombiano ed il famigerato Cantón Norte (tutti posticini tranquilli...).

Nei tre anni alla guida dell'amministrazione di Bogotá, Garzón ha dimostrato di saper stare al gioco, di rispettare le istituzioni democratiche e di non aver intenzioni sovversive. I rapporti col Presidente Uribe sono stati coí buoni (o quantomeno cosí corretti) da aver spinto alcuni analisti un po' affrettati a definirlo addirittura "uribista".

É sulla base di questa esperienza che Julio Sánchez Cristo (del quale trovate ritratti su Wikipedia e su Ñciclopedia) afferma che "l'effetto pendolo lo porterá prima o poi alla Presidenza della Repubblica". E prosegue suggerendo che Lucho non possa piú rimanere nel Polo Democratico Alternativo ma debba cercare una strada propria (un "partito della strada") che sia dichiaratamente riformista e non sia contaminata dall'anima radicale della sinistra colombiana.

Ma non é questa fantapolitica il vero interesse dell'intervista. Quel che conta é l'opportunitá di avvicinarsi agli episodi chiave della vita di Lucho, quelli chelo differenziano dagli altri politici colombiani: lui non é nato negli USA, non ha fatto master all'estero, non ha navigato sempre in acque sicure né ha goduto della protezione dell'"establishment".
É stato caddy al Country Club di Bogotá, suo padre non lo ha mai riconosciuto, é stato torturato dalla Polizia colombiana, é stato amico e compagno di decine di guerriglieri, ha lavorato in un bordello di Bogotá e venduto mecato all'ippodromo.

Uno vero, insomma, uno che della politica colombiana dice "questo é il nostro establishment" e ti fa credere che la sinistra puó arrivare al potere per la via elettorale. Anche in Colombia.

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Lucho - Una entrevista
di Julio Sánchez Cristo
Edizioni Aguilar
Prima edizione Dicembre 2007
178 pagine

1 commento:

Anonimo ha detto...

Paolo, muy interesante tu lectura.
Yo no conozco mucho a Lucho, pero si he visto una evolucion en el personaje: antes y después del ejercicio del poder. El de "antes" no era farandulero, no le gustaba contar las vicisitudes por las que habia pasado, decia que no queria utilizar la historia de su madre con fines electorales y que no iba a abandonar su cuello de tortuga asi no les gustara a sus asesores de prensa. El de "después" es un todo un personaje publico, un amigo de los libros escritos por los periodistas light, pero sobre todo un tipo ambicioso que esta dispuesto a sabotear uno de los esfuerzos en construir una organizacion con un referente de izquierda, como es el Polo.

o-lu
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