domenica 6 aprile 2008

Alla faccia delle PR

Poco più di un anno fa, discutevamo dell'effetto sulla relazione USA - Colombia dell'affermazione democratica alle elezioni di metà mandato. Individuavamo due aree a "rischio": il Plan Colombia (al quale é rimasto praticamente intatto, con un minimo aumento dell'enfasi sul sociale) ed il TLC (dalle iniziali in Spagnolo di Tratado de Libre Comercio); ed é su quest'ultimo che é scoppiato lo scandalo - in piene primarie democratiche.

Sia Obama che Hillary si dicono nemici del TLC: in molti stati, la base elettorale democratica é in gran parte formata dai "blue collars" (che ormai anche noi chiamiamo "colletti blu", invece di operai), o comunque da gente che non si guadagna da vivere solo coi dividendi od altre rendite finanziarie. A questi signori il libero commercio non piace, perché ruba posti di lavoro: negli stati del Sud, ad esempio, sono vive le immagini delle fabbriche messicane della "maquila", tutte piene di lavoratori che secondo loro sarebbero dovuti stare negli States. Se vuoi quei voti, devi essere contro il TLC.

Il libero scambio sarebbe insomma più un'idea repubblicana che democratica (anche se poi - finite le primarie e la campagna elettorale pesano più le grandi multinazionali che un gruppo isolato di elettori, per quanto forte).

In questa cornice, ha fatto notizia un incontro tra Carolina Barco e Mark Penn, avvenuto lunedí scorso (il 31 marzo) all'ambasciata colombiana. La signora Barco - infatti - rappresenta il governo di Uribe negli USA, mentre il signor Penn é il numero uno di Burson-Marsteller (se questo nome non vi dice molto significa che (a) non lavorate nelle Pubbliche Relazioni o affini e (b) non vi ricordate il post del Giugno dell'anno scorso, in cui informavamo del milionario contratto di B-M col Governo colombiano).
Fin qui niente di male: il cliente si riunisce col consulente/fornitore, quasi certamente per discutere della presentazione forzata del TLC alle Camere la settimana prossima. Si tratta di una mossa disperata di Bush ed é facile prevedere che il tema diventerà più caldo, ed i consigli di Penn ancora più preziosi.

Il problema é che il signor Penn non é solo presidente di B-M ma anche "chief strategist" per la campagna della signora Clinton.

Insomma: la mattina consiglia i colombiani su come farlo approvare, ed il pomeriggio studia con Hillary la frase giusta per prendere le distanze. Dallo stesso trattato. É il tipo di notizia che un candidato non vuole vedere quando i giochi sono ancora aperti, ma il Wall Street Journal l'ha messa addirittura in prima pagina, Venerdì scorso. Ed ha aggiunto anche dettagli molto saporiti, come ad esempio che il personale dell'Ambasciata non aveva ben chiaro se il signor Penn fosse lí in veste di consulente o di collaboratore della Clinton; o che la senatrice ha pagato finora più di dieci milioni di dollari al super consulente, mentre il contratto col Governo colombiano vale circa 300,000 dollari l'anno.

Questa disparità di onorari avrà pesato sulla commento del Penn riguardo alla riunione coi colombiani: "é stata una cattiva idea" ha detto, provocando la giusta reazione del cliente e rischiando di restare - per dirla alla colombiana - "sin el pan y sin el queso".

Per approfondire vi consiglio l'articolo di Semana e la fondamentale pagina di SourceWatch su Penn, Schoen and Berland: imperdibili i legami del suddetto con Venezuela ed Italia...

1 commento:

Gianluca Bifolchi ha detto...

Comunque il taglio alle voci militari del Plan Colombia è stato considerevole, anche se non mi ricordo le cifre precise, con la maggioranza democratica, e infatti il Pentagono è impegnato in una grossa operazione di PR per ripristinare i precedenti livelli. Credo che Uribe abbia accusato il colpo, sguarnendo molte aree del paese perché non ha i soldi per pagare i pattugliamenti.
Mi chiedo se tutto ciò non sia un anche segno della crescita di influenza dei latinos sul partito democratico.
Non c'è mica solo la mafia di Miami negli USA.