giovedì 7 agosto 2008

Si sgonfia la bolla

Prevedo che entro la metà del 2010 la Colombia sarà in recessione, ovvero che il PIL di un semestre sarà inferiore a quello dello stesso periodo dell'anno precedente.
Il paese è cresciuto a ritmi cinesi per vari anni (6,7,8%) ed oggi "vanta" una delle valute più forti del mondo (solamente 1,700 pesos per comprare un dollaro, e Bogotà è ora una delle città più care in America Latina), e già ci sono segnali che le vacche magre stanno per arrivare - in massa.

La visione di Eduardo Sarmiento (economista non convenzionale che pubblica regolarmente su El Espectador) è semplice:
- l'entrata di capitali (privatizzazioni, speculazione, investimenti, narcotraffico) ha fatto rivalutare il Peso;
- la forza della moneta ha reso meno competitive le esportazioni , e la riduzione di queste ultime ha generato la riduzione (o la non crescita) dell'occupazione;
- quando poi sono arrivati gli aumenti di combustibili ed alimenti, le pressioni inflazionistiche hanno portato il Banco de La República ad aumentare i tassi d'interesse, riducendo la domanda interna.

Riassumendo: vendere all'estero è più difficile, perché il peso forte rende le esportazioni colombiane meno competitive e - non lo dimentichiamo - perché molte economie forti mostrano segni di rallentamento (a cominciare dagli USA, secondo partner commerciale); il mercato interno non cresce, visto che meno gente ha un lavoro, i salari sono fermi ed il credito è più caro.

Risultato: frenata dell'economia.
Il grafico in alto a destra - tratto dal recente studio della Confindustria Colombiana, l'ANDI - mostra la dinamica della crescita del Prodotto Interno Lordo (PIB, nella sigla in spagnolo) dal 1994 ad oggi. Si riconosce l'incursione in territorio negativo del 1999, l'ultima grande recessione colombiana, e risulta chiaro come la "galoppata" iniziata nel 2002 sia finita: il dato del primo semestre del 2008 parla di un +4,2%, ma l'inclinazione della curva non fa ben sperare per la seconda metà dell'anno.


Segnali coerenti giungono da altri importanti indicatori, come la capacità installata (vedi grafico a sinistra), giunta ad un picco dell'85% una anno e mezzo fa ed ora in decisa diminuzione, o il livello di inventari che - seppur inferiore alla media storica - mostra anch'esso i primi segni di inversione di tendenza.

Ma i campanelli d'allarme si trasformano in assordanti sirene quando si guarda alla performance per settori.

L'automobile a -13% in Colombia, da 255.000 auto nel 2007 ad una previsione di 220.00 quest'anno perché i finanziamenti sono sempre meno attraenti, con dati ancora più preoccupanti - sempre secondo l'ANDI - per la produzione industriale e le esportazioni del settore, in calo addirittura del 30% (trenta per cento: roba da strapparsi i capelli).
Le calzature a -10% possono darsi per soddisfatte, i filati a -20% forse un po' meno e certamente ferro ed acciaio a -13% son lì che ragionano sul da farsi. Per fortuna che c'è la raffinazione di petrolio che col suo più 15% mantiene la barca a galla... ma per quanto tempo?

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