venerdì 19 settembre 2008

Brutte notizie

Il presidente Uribe ha detto varie volte che i due pilastri della sua politica sono la "seguridad democrática" e la "confianza inversionista".

Su quest'ultimo fronte, dobbiamo registrare una cattiva notizia: la Colombia (in compagnia dell'Argentina) verrá aggiunta dalla FTSE ad una watch list, per verificare se non sia il caso di passarla dallo status di Secondary Emerging a quello di Frontier.

La FTSE cura un indice storico chiamato FTSE Global Equity Index Series (GEIS) in cui classifica le economie mondiali a seconda che siano Sviluppate, Emergenti Avanzate ed Emergenti Secondarie. La Colombia figura oggi in quest'ultima categoria, ma la notizia é che sará "osservata speciale" per decidere se debba essere retrocessa al rango di "economia di frontiera".

In pratica, se ció dovese accadere, investire in Colombia sarebbe considerato rischioso come farlo in Costa d'Avorio o in Nigeria.

5 commenti:

Tanoka ha detto...

Beh, non vorrei citare la mia presidenta, ma in questi giorni questi signori delle classifiche hanno ben poco da parlere...o avevano previsto il casino di Wall Street?

doppiafila ha detto...

Ciao Tanoka, il "casino" era stato previsto scientificamente, non ho nessun dubbio. Potevano esserci dubbi sul quando e sul come, ma qualcosa stesse er scoppiare gli "insider" giá lo sapevano... Le cose che noi veniamo a sapere "dopo" sono discusse per settimane "prima", finché le cose si avviano sul cammino di ció che succedera... L'importanza della potenziale retrocessione di Argentina e Colombia - per tornare al tema - non dipende dalla credibilitá di FTSE, ma dal fatto che molti investitori si fidano delle loro analisi - e quindi preferiranno metter soldi in Cile piuttosto che in Colombia (o in Argentina). Bene? Male? Non ho una risposta assoluta. Ma certamente é un male per Uribe, che sulla "fiducia degli investitori" ha puntato tutte le sue carte!
Saluti, Doppiafila

Antonio ha detto...

Qui in Messico c'è un detto che fa: “cuando a Estados Unidos le da la gripa a mexico le pega pulmonia con tetanos, fiebre amarilla e varicela”

credo che si addice molto alla crisi finanziaria e non valga solo per il Messico ma anche per molti altri paesi

gli Stati Uniti hanno creato un sistema perfetto in cui la loro crisi è la crisi di tutti

se la fiducia degli investitori cala diminuiscono gli investimenti nei paesi "rischiosi" a scapito di rifugi sicuri come sono gli Usa per gli investitori. Basta pensare che il giorno del dichiarato fallimento di Lehman tutto il mondo correva a comprare dollari, come dimostra la rivalutazione della moneta Usa. Nessuno in tutto il mondo per tutelarsi di fronte alla crisi dei mercati ha comprato Bolivares Venezuelani, Pesos Argentini o Reales brasiliani, neppure Euro. Questo la dice lunga soprattutto perchè, con la crisi finanziaria ormai in corso, tutte le economie mondiali sembrano deteriorarsi più velocemente di quella statunitense.

saluti

doppiafila ha detto...

Ciao Antonio, sono d'accordo con te. L'unico dettaglio in cui differisco: secondo me - se le cose restano come stanno - all'euro potrebbe andare meglio che al dollaro (o alla sterlina). Come faranno gli Stati Uniti a sostenere un dollaro alto col deficit a 1000 miliardi ed il tasso d'interesse al 2%??? Saluti, Doppiafila

Antonio ha detto...

si paolo,
sono d'accordo su questo, io volevo solo dire che in condizioni di incertezza e volatilita' gli investitori tornano sul dollaro, chiaro invece che nel breve gli USA abbiano intenzione e riusciranno a tenere il dollaro relativamente debole.
saluti