lunedì 1 dicembre 2008

Essere imprenditore in Colombia

Una storia esemplare: imprenditore, due aziende, un'attivitá immobiliare. Uno dei business é nell'artigianato, con 6 negozi in franchising nei migliori centri commerciali del Paese; l'altro, un'azienda di servizi ambientali con 150 dipendenti ed una quarantina di clienti, tra i quali il gigante Bavaria. Nell'immobiliare, comprare terreni per poi svilupparci lottizzazioni od edifici. Tutto questo nato e cresciuto in pieno boom, ovvero dal 2002 ad oggi, con l'economia in crescita del 6,7,8% l'anno.

Ebbene, questo imprenditore non si puó permettere di avere un'automobile.

Eh, sí. La situazione in Colombia dev'essere davvero drammatica. Incredibile. Ma ancora piú incredibile é che si tratti del figlio del Presidente della Repubblica, Álvaro Uribe Velez.

L'intervista completa é qui.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

l'anno scorso ero a Cali: prendo l'aereo per tornare a Bogotà e all'interno dell'area aeroportuale, dopo il check-in, guarda caso, uno dei RARISSIMI negozi che vendevano cianfrusaglie d'artigianato era proprio il suo.......
Chissà come ha fatto ad avere l'autorizzazione.....misteri della vita!
Karlo

Anonimo ha detto...

..ma robe da matti..!!..ma io mi chiedo..come possono pensare che la gente, colombiana e non, si beva ste assurdità?...quest'intervista mi pare un vero e prorpio insulto all'intelligenza della gente.

"no alcanza la plata"

...per dirla alla maniera del buon Totò..."..ma mi faccia il piacere!!"...e comcluderei anche con un bel "pernacchio"...
V.

doppiafila ha detto...

Ciao Karlo, e pensare che secondo loro l'azienda é "cresciuta moderatamente"... Ammazza, sono nei migliori spazi commerciali del Paese!!! Dove sarebbero stati se fosse cresciuta molto? Mah...
Anonimo, secondo me il giornalista ha lasciato quella risposta alla fine dell'intervista a mo' d'ironia finale... altrimenti li avrebbe chiesto se usava il TransMilenio per andare ai suoi appuntamenti di lavoro... :-(
Saluti, Doppiafila

doppiafila ha detto...

Mah... piú ci penso e piú m'indigno...