martedì 29 aprile 2008

Insostituibile

Secondo Mauricio Reina, é la lettura ad essere insostituibile, e nel suo articolo su Portafolio si dice preoccupato - a ragione - per la distanza tra il colombiano medio ed i libri.

Un libro e mezzo all'anno (in media, credo, anche se non é difficile immaginare che ogni lettore lasci almeno un libro a metà in dodici mesi) é proprio pochino, specie se la tendenza é in diminuzione...

Fa pensare che il richiamo sulla home page (nell'immagine a destra) contenga un refuso: le cose stanno ancora peggio di come credi, Mauricio...

Buscando el muerto rio arriba

Questa espressione si traduce letteralmente in "cercando il morto nel fiume a monte", e si susa quando qualcuno cerca dalla parte sbagliata. Il cadavere, sprovvisto di volontá e di capacita motoria propria, si lascia trascinare dalla corrente e finisce - naturalmente - a valle; cercarlo a monte sarebbe un errore grave, e comporterebbe l'inutilitá della ricerca.

Vladdo, direttore de Un Pasquín, la usa per riferirsi alla proposta di scioglimento del Parlamento colombiano come risposta allo scandalo della parapolitica (ed al conseguente impedimento ad un quarto dei parlamentari, in galera o indagati).

Se il "cadavere" e la delegittimazione della politica colombiana, cercarlo "rio arriba" (ovvero in Parlamento) é una perdita di tempo; per una soluzione efficace, bisogna guardare a valle, verso il Palazzo di Narino...




domenica 27 aprile 2008

Un'immagine...

...vale più di mille parole, dice la saggezza popolare.
Ed effettivamente fa una certa impressione questa foto dei due Uribe, il Mario arrestato per parapolitica e l'Álvaro Presidente della Repubblica.

Secondo TienenHuevo, che la pubblica sul blog, la foto é apparsa su Semana, edizione 1035, dal 4 all'11 Marzo del 2002.
Hanno anche la stessa cravatta!!

Una ventina d'anni fa, qualcuno avrebbe organizzato un raid per bruciare gli archivi fotografici di Semana. Nella società digitale é un po' più complicato, e ad Uribe (Presidente) risulterà difficile negare la vicinanza politica (e cromatica) col cugino...

mercoledì 23 aprile 2008

Il cerchio si stringe

Con l'arresto del cugino Mario, coinvolto nello scandalo della parapolitica, il Presidente Uribe deve cominciare a temere per la propria ri-rielezione.

L'appoggio degli USA alla Colombia é garantito dalla situazione geopolitica della regione; ma quello personale ad Uribe dipende (a) dalla relazione personale e dalla sintonia con Bush e (b) dalla possibilità di mantenere un minimo di facciata. La prima condizione é a termine (ma potrebbe rinnovarsi in caso di vittoria di McCain), mentre la seconda dipende dalla distanza che Uribe riesce a mantenere dalle decine di parlamentari della sua coalizione arrestati o latitanti per associazione a delinquere coi paramilitari. Appena questa "distanza di sicurezza" scenderà sotto un certo livello, gli USA si muoveranno per identificare il sostituto.

Il segnale lo dará El Tiempo. Appena il quotidiano dei Santos comincerà a non coprire Uribe, vorrà dire che la successione é già cominciata e che l'ambasciata ha già segnalato a Washington il nome del prossimo Presidente.

lunedì 21 aprile 2008

Chi cerca trova

Oggi un lettore é arrivato su Bogotalia cercando su Google la stringa "un paese senza futuro".

Le chiedo scusa per l'equivoco: sicuramente s'interessa di temi italiani...

sabato 19 aprile 2008

Pillole di Palacios - 6

"[In Colombia] Nel 1938 solo il 14% degli edifici urbani contavano coi tre servizi basici: acqua corrente, elettricità e fognatura".




giovedì 17 aprile 2008

Pillole di Palacios - 5

"[Il presidente americano Theodore] Roosevelt definì i colombiani contemptible little creatures e a corrupt and pithecoid community".

Da Entre la legitimidad y la violencia, di Marco Palacios


Nota: seguite i link per le definizioni - in inglese - di "contemptible" e "pithecoid" - sono peggio di quanto vi immaginiate, specie l'ultima...

martedì 15 aprile 2008

Pillole di Palacios - 4

"[alla fine del 1902, il Generale] Benjamín Herrera depose le armi in nome di tutto il partito liberale davanti ai delegati del governo di Marroquín, a bordo dell'USS Wisconsin, alla fonda nelle acque del Panama colombiano".

lunedì 14 aprile 2008

Ancora su Hillary e TLC

Con un pizzico di Bill, aggiungerei al già lungo titolo del post. Eh sì, perché la video nota di Enrico Pedemonte su Cronache Americane ci parla anche del caro Bill, e di come il suo rapporto col Governo colombiano sia stato - come dire - abbondantemente "condito"...

Pedemonte parla di 800,000 dollari pagati all'ex Presidente per promuovere l'immagine colombiana. Si tratta del compenso per 4 discorsi in America Latina nel Giugno del 2005 (qui la lista completa) pagato da "Gold Service International" (nome che - almeno secondo la loro stessa pagina web - corrisponderebbe al Centro de Liderazgo y Gestión, CLG).

Questo CLG conta tra gli sponsor al programma Colombia es Pasión, oltre ad una lista che somiglia al who's who dell'economia colombiana...

La foto a destra é del Giugno 2007, quando Uribe (scherzosamente) nominò Clinton ministro del Turismo e questi rispose con un lungo discorso.

domenica 13 aprile 2008

Pillole di Palacios - 3

"[alla fine del XIX secolo] A metá del mandato presidenziale il paese entrava in fibrillazione per la scelta del prossimo presidente, che veniva eletto sei mesi prima dell'insediamento".
"Le elezioni non erano atti individuali, razionali e volontari ma manifestazioni collettive di adesione simbolica, riti d'identità. Fino a molti anni dopo l'inizio del ventesimo secolo, nei paesi di tutte le regioni [...] la gente votava in gruppi, che arrivavano ai seggi urlando viva e abbasso".

sabato 12 aprile 2008

Blog Rassegna di oggi

Approfitto della sveglia presta e mi faccio un bel giro del mio reader: quanta roba da leggere! La novità di oggi é che riporto in questo post i link che mi hanno interessato di più - la Blog Rassegna.

>>>> Grazie a Campus Comunicativo scopro che l'Agenzia per i rifugiati dell'ONU ha creato un tour virtuale con Google Earth attraverso le più drammatiche crisi del pianeta. Se avete il software installato, fatevi un giro sulla pagina della Colombia.

>>>> Kate (la "colombo americana") pubblica la dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti sulla decisione del Congresso di boicottare il TLC con la Colombia. Se vi stuzzicano chicche come "Colombia’s leaders are showing courage in improving the safety of their citizens while battling narco-terrorists that receive support from anti-American forces outside Colombia", leggetevela tutta.

>>>> Al proposito, Felipe Zuleta (che é tornato a pubblicare il blog "a furor di popolo") fa i complimenti a Nancy Pelosi, ma secondo me tra le ragioni per snobbare il TLC dimentica di elencare le pressioni dei blue collar americani.

>>>> Per rimanere negli States (ma stavolta come autori), un altro super post di Adam Isacson, che scrive uno dei blog più densi ed interessanti che abbia mai letto sulla Colombia (é il suo lavoro, va detto). Stavolta mette in linea dei grafici del CINEP sull'intensitá del conflitto armato: da vedere.

>>>> Su Colombia Journal (sempre in inglese), Garry Leech smaschera con precisione l'opera di disinformazione del governo su - per esempio - il massacro di San José de Apartadó. Per quanto immagino che i lettori di questo blog non dubitino che questa sia la situazione, rinfrescarsi le idee fa bene, di tanto in tanto...

Buon sabato.

venerdì 11 aprile 2008

Pillole di Palacios - 2

"Ancora nel 1920 [...] un viaggio da Bogotá a Barranquilla, Medellín, Buenaventura o Cúcuta poteva durare tra due e quattro settimane".

giovedì 10 aprile 2008

Vergogna

Quando si dice disinformazione.

I fatti: l'UBS pubblica una ricerca su 71 città del mondo. Nella classifica delle piú care, Bogotá é cinquantasettesima (in altre parole, é la quindicesima più economica tra le 71 considerate).

Il titolo sulla pagina di Caracol radio: "Colombia a la par de los países más caros del mundo" ("La Colombia alla pari coi paesi più cari del mondo").

mercoledì 9 aprile 2008

Pillole di Palacios - 1

"[nel 1870] La popolazione colombiana era disseminata in comunità contadine autosufficienti. Dei 734 comuni, solo 21 avevano piú di 10.000 abitanti. [...] Bogotá e Medellin erano gli unici centri urbani con più di 20.000 abitanti ed entrambi contavano solo per il 2.5% della popolazione nazionale".

martedì 8 aprile 2008

Una buona (meta)notizia

Il sito de El Espectador é migliorato moltissimo. Questa é un'ottima notizia: significa che i nuovi proprietari (i Santodomingo, quelli del Canal Caracol, per capirci) hanno soldi da spendere (e la voglia di farlo, che é ancora più importante).

La mia speranza é che si tratti del preludio ad una decisione più rilevante: il ritorno alla frequenza giornaliera. Secondo il blog "De buena fuente", dovrebbe succedere presto. Ojalá.

domenica 6 aprile 2008

Alla faccia delle PR

Poco più di un anno fa, discutevamo dell'effetto sulla relazione USA - Colombia dell'affermazione democratica alle elezioni di metà mandato. Individuavamo due aree a "rischio": il Plan Colombia (al quale é rimasto praticamente intatto, con un minimo aumento dell'enfasi sul sociale) ed il TLC (dalle iniziali in Spagnolo di Tratado de Libre Comercio); ed é su quest'ultimo che é scoppiato lo scandalo - in piene primarie democratiche.

Sia Obama che Hillary si dicono nemici del TLC: in molti stati, la base elettorale democratica é in gran parte formata dai "blue collars" (che ormai anche noi chiamiamo "colletti blu", invece di operai), o comunque da gente che non si guadagna da vivere solo coi dividendi od altre rendite finanziarie. A questi signori il libero commercio non piace, perché ruba posti di lavoro: negli stati del Sud, ad esempio, sono vive le immagini delle fabbriche messicane della "maquila", tutte piene di lavoratori che secondo loro sarebbero dovuti stare negli States. Se vuoi quei voti, devi essere contro il TLC.

Il libero scambio sarebbe insomma più un'idea repubblicana che democratica (anche se poi - finite le primarie e la campagna elettorale pesano più le grandi multinazionali che un gruppo isolato di elettori, per quanto forte).

In questa cornice, ha fatto notizia un incontro tra Carolina Barco e Mark Penn, avvenuto lunedí scorso (il 31 marzo) all'ambasciata colombiana. La signora Barco - infatti - rappresenta il governo di Uribe negli USA, mentre il signor Penn é il numero uno di Burson-Marsteller (se questo nome non vi dice molto significa che (a) non lavorate nelle Pubbliche Relazioni o affini e (b) non vi ricordate il post del Giugno dell'anno scorso, in cui informavamo del milionario contratto di B-M col Governo colombiano).
Fin qui niente di male: il cliente si riunisce col consulente/fornitore, quasi certamente per discutere della presentazione forzata del TLC alle Camere la settimana prossima. Si tratta di una mossa disperata di Bush ed é facile prevedere che il tema diventerà più caldo, ed i consigli di Penn ancora più preziosi.

Il problema é che il signor Penn non é solo presidente di B-M ma anche "chief strategist" per la campagna della signora Clinton.

Insomma: la mattina consiglia i colombiani su come farlo approvare, ed il pomeriggio studia con Hillary la frase giusta per prendere le distanze. Dallo stesso trattato. É il tipo di notizia che un candidato non vuole vedere quando i giochi sono ancora aperti, ma il Wall Street Journal l'ha messa addirittura in prima pagina, Venerdì scorso. Ed ha aggiunto anche dettagli molto saporiti, come ad esempio che il personale dell'Ambasciata non aveva ben chiaro se il signor Penn fosse lí in veste di consulente o di collaboratore della Clinton; o che la senatrice ha pagato finora più di dieci milioni di dollari al super consulente, mentre il contratto col Governo colombiano vale circa 300,000 dollari l'anno.

Questa disparità di onorari avrà pesato sulla commento del Penn riguardo alla riunione coi colombiani: "é stata una cattiva idea" ha detto, provocando la giusta reazione del cliente e rischiando di restare - per dirla alla colombiana - "sin el pan y sin el queso".

Per approfondire vi consiglio l'articolo di Semana e la fondamentale pagina di SourceWatch su Penn, Schoen and Berland: imperdibili i legami del suddetto con Venezuela ed Italia...

sabato 5 aprile 2008

Ancora simboli

Mi colpisce molto questa notizia sul sito di Caracol Radio: "Cercano un animale per prendere il posto del condor sullo stemma della Colombia".

Lo stemma é uno dei "simboli della Patria"; sulla pagina della Presidenza della Repubblica viene definito "il simbolo dei simboli" ed al condor si attribuisce come valore simbolico "la ratifica della vocazione aviatrice colombiana" (sic) e "l'impegno delle attuali generazioni a dominare il vasto e contrastato territorio nazionale per mezzo dell'esercito dalle ali potenti".

Follia pura. Un Mein Kampf andino messo lí, su www.presidencia.gov.co.

giovedì 3 aprile 2008

Entre la legitimidad y la violencia - recensione

Premetto che questo libro l'ho letto tre volte in tre anni. Per i meno intuitivi dei miei lettori dirò esplicitamente che mi é piaciuto molto - e non escludo di tornare a leggerlo per la quarta volta.

É che Palacios con discrezione e sommessa passione ti prende per mano e ti fa attraversare in 350 pagine gli ultimi 120 anni di storia colombiana, dalla stagione delle guerre civili (1875 - 1902) alla fine della Presidenza Gaviria, nel 1994.

Anche a chi cercasse una storia più contemporanea, consiglierei comunque questo libro: i quasi quindici anni che mancano possono essere tranquillamente ritrovati nel passato più o meno recente del paese. Già nel XIX secolo infatti era "frequente la presenza di famiglie senza padre", "l'interesse dei governi a veder crescere il consumo dell'alcool fomentava l'alcolismo" (le tasse ed il monopolio sull'aguardiente erano e sono un'entrata importante) e "vista dalla capitale pareva una democrazia rappresentativa in gestazione, ma in alcuni municipi prevalevano vere e proprie dittature di caciques".

Il Paese in Cui il Tempo s'è Fermato, allora? Non proprio: di cose ne sono successe tante. Guerre, guerriglie, boom commerciali (il caffé, il petrolio, la riparazione panamense, la droga), costituzioni, censure, dittature, patti nazionali e molto, molto "estado de sítio", lo stratagemma che ha consentito a molti governi "democratici" di sospendere a piacimento diritti anche fondamentali.

La prosa di Palacios é leggera e ben condita da statistiche e dati economici, e la sua posizione é abbastanza neutra da non invadere lo scritto. Se v'interessa la Colombia, leggetelo.

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Entre la legitimidad y la violencia
Colombia 1875 - 1994
di Marco Palacios

Prima edizione, Settembre del 1995
Editorial Norma S.A.

Al via la campagna elettorale

OK, OK, la campagna per le presidenziali colombiane del 2010 é partita già da un po'; quella che comincia oggi é la copertura di Bogotalia. Ho creato un nuovo tag (Presidenziali 2010) e lo userò per aggregare i miei commenti (e le nostre conversazioni) sul tema.

Cominciamo dall'editoriale de "El Periodico", il giornale "fantasma" uscito qualche mese fa.

La lista dei "presidenziabili", secondo il direttore, é la seguente:

Uribismo (nel Governo):
- Álvaro Uribe Velez, Presidente (a patto che si riformi la costituzione)
- Carlos Holguín Sardi, ministro degli Interni e della Giustizia
- Juan Manuel Santos, ministro della Difesa
- Andrés Felipe Arias, ministro dell'Agricoltura

Uribismo (non nel Governo):
- Germán Vargas Lleras, segretario di Cambio Radical
- Sergio Fajardo, ex sindaco di Medellín

Conservatori:
- Sabas Pretelt de la Vega, ambasciatore in Italia
- Álvaro Leyva, ex candidato presidente
- Andrés Pastrana, ex presidente

Opposizione (PDA):
- Carlos Gaviria, segretario del PDA ed ex candidato presidente
- Luis Eduardo Garzón, ex sindaco di Bogotá
- Angelino Garzón, ex governatore del Valle del Cauca

Opposizione (Liberali):
- Rodrigo Rivera, ex senatore
- Rafael Pardo, ex senatore
- César Gaviria, segretario del partito ed ex presidente

Finché non si farà chiarezza sulla possibilità di una seconda ri-elezione di Uribe però - avverte il direttore - i potenziali candidati faranno bene a non uscire allo scoperto. Il consiglio vale - aggiungo io - sia per gli Uribisti che per l'opposizione: con le attuali percentuali di approvazione del Presidente, uscire allo scoperto come suoi avversari equivale ad un inutile spreco di voti potenziali.