giovedì 31 luglio 2008

Non c'é due senza tre

Pare che l'adagio valga anche per la TV colombiana: il processo per aggiudicare le frequenze del terzo canale nazionale privato procede.
L'ultima notizia é di ieri: tre consorzi si sono presentati ufficialmente presso la Comisión Nacional de Televisión (CNTV). Ecco i dettagli:

1. Planeta/El Tiempo
Il consorzio si chiama Canal 3 Televisión de Colombia S.A. ed é composto da:
- CEETTV S.A. (Casa Editorial El Tiempo TV)
- Antena 3 de Televisión Colombia S.A.
- RTI S.A. (una importante casa di produzione)
- Finvest S.C. (?)
- Antena 3 de Televisión S.A. e
- El Heraldo Ltda. (il giornale locale di Barranquilla).

2. Gruppo Prisa
Nome ufficiale Promotora Audiovisual de Colombia Pacsa S.A., composta da:
- Grupo Latino de Publicidad Colombia (da Dicembre dell'anno scorso al 100% di Prisa)
- Sogecable S.A.
- Compañía de Medios Información LTDA. (ovvero la CM& di Yamid Amat)
- Grupo Nacional de Medios (un consorzio dei giornali locali
La República, El País, Vanguardia Liberal, El Universal ed El Colombiano)

3. Grupo Cisneros
Nome di battaglia
Inversiones Rendiles S.A. , composta da:
- Global Martu S.L. (forse questa piccola azienda spagnola?)
- Corporación Venezolana de TV S.A. (Venevisión)
- Diego Muñoz Tamayo (avvocato, rappresentante del Consorzio e - curiosamente - direttore di Semana S.A.)
- Carlos Gerardo Mantilla e Marcela Tobón (entrambi soci dello Studio del Muñoz Tamayo).


Il piano della CNTV prevede la decisione entro la prima metá del 2009. Non si sa ancora - peró - né come avverrá la selezione né quanti nuovi canali verranno aggiudicati...

mercoledì 30 luglio 2008

Juan Manuel Santos a Washington

"The dramatic rescue of 15 hostages this month by Colombia’s special forces underscored how far Colombia has progressed — with the strong support of the United States — from a nation under siege by narcoterrorists and paramilitary vigilantes to one poised to become a linchpin of security and prosperity in South America."


Comincia cosí l'articolo che i ministri della difesa di USA e Colombia pubblicano assieme sul New York Times, sotto forma di Op-Ed (che potremmo tradurre come "riceviamo e volentieeri pubblichiamo").


Il "linchpin" (la parola piú difficile del brano) sarebbe un cardine. La Colombia "sicura", quindi, al centro del sistema di sicurezza latinoamericano.


Piú chiaro di cosí...

martedì 29 luglio 2008

Riscatto in maschera

La liberazione di Ingrid Betancourt, la famosa "operación Jaque", comincia a sembrare una festa di Carnevale.

Oltre al militare col corpetto della Croce Rossa ("era molto nervoso e lo ha messo su senza pensarci", dice Uribe), pare ci fossero anche (lo ammette Juan Manuel Santos) due finti giornlisti di TeleSur, con microfono e tutto. Si raggiungono toni da barzelletta con le nazionalitá dei finti membri di una finta ONG: c'é un italiano, un arabo, un australiano, un cubano e un domenicano nella selva colombiana. L'elicottero perde colpi, allora il pilota dice: ci sono solo 4 paracadute.... e via dicendo.

Ma... qualcuno vestito da militare colombiano c'era???

Fuck le FARC

É il titolo di un giochino on line che compare sul sito Uzinagaz.com, in cui l'obiettivo é liberare Ingrid Betancourt. Qui sopra, il banner promozionale; mi colpisce la conferma del valore iconico dall'immagine di Ingrid prigioniera,muta, emaciata, diffusa come ultima prova di sopravvivenza. Ed anche il titolo del gioco: non "save Ingrid" ma "fuck le FARC"

domenica 27 luglio 2008

Le interviste (inventate?) de La Repubblica

Sul sito della Presidenza della Repubblica colombiana appare questo comunicato: "il giornale italiano La Repubblica, nella sua rivista Il Venerdí ha pubblicato l'11 luglio scorso un articolo con false dichiarazioni che il giornalista Jordi Valle attribuisce al Presidente Álvaro Uribe Vélez".

Un buon politico smentisce anche se stesso, se conviene; ed in questo caso, frasi come "gli USA non sono pronti ad eleggere un negro alla presidenza" meritano un'ulteriore sforzo di cancellazione. Ma qui il problema é che Uribe nega di aver mai incontrato il giornalista di Repubblica, che non compare nei registri di Casa di Nariño e - secondo il DAS - non era neanche in Colombia il giorno dell'intervista!

Mah.

Pochi giorni dopo lo stesso giornalista mette a segno uno scoop: un'intervista con Alfonso Cano, nuovo comandante delle FARC, sempre per Il Venerdí (il link non vi porta all'articolo, perché Il Venerdí non li pubblica on line: c'é solo il richiamo). Questo "inviato" si chiama Jordi Valle, ma anche questa intervista "nelle montagne di Colombia" é avvolta nel dubbio: il Manifesto si dice invidioso dei suoi scoop (tra i quali interviste con García Márquez e Chávez), Annalisa Melandri lo chiama (gentilmente) buontempone, e La W radio - incuriosita - lo intervista.

La prima intervista finisce con il signor Valle che dice "Pronto? Pronto? Si sente malissimo" e mette giú, non appena le domande diventano pressanti e risulta chiaro che vengono da giornalisti colombiani che capiscono del tema; nella seconda, il signor Valle non vuole parlare finché non puó verificare online chi sia Julio Sánchez Cristo (!), si lamenta di star spendendo troppo, accusa l'assessore stampa dell'Ambasciata Colombiana in Italia di aver qualcosa contro di lui, afferma di essersi visto con Uribe (ma non in Casa di Nariño) e di essere pronto a provarlo, chiede le credenziali, si sorprende di avere molti giornalisti al telefono contemporaneamente e appena comincia a partecipare il signor Néstor Pongutá, dell'Ambasciata, mette giú rapidamente facendo - inpoche parole - una figura barbina (e con lui, Il Venerdí di Repubblica...).

Ma chi é Jordi Valle? In rete trovate un'intervista in video, una nota biografica, ed un sito che parrebbe essere il suo personale.

E chi é il responsabile de Il Venerdí di Repubblica? É la sua opinione che vorremmo conoscere...

mercoledì 23 luglio 2008

Piramidi e papere

Due strani fiori, a forma di piede. Coi calzini.

Cosí é apparso Carlos Gerardo Uzuriaga Agredo alla polizia di Popayán: non una rosa, non un tulipano, ma un cadavere sepolto a testa in giú in un buco profondo due metri. Coi piedi fuori.

Attorno alle famigerate piramidi c'é ancora meno da ridere. Dalle proteste ai morti il passo é breve; brevissimo se siamo in Colombia e se le cifre coinvolte sono nell'ordine dei miliardi di pesos. Secondo El Tiempo, ci sono almeno tre morti da attribuire allo scontento popolare (o alla cupidigia) generato dal denaro facile delle "piramidi del risparmio"; é facile predire che ce ne saranno molti altri.

mercoledì 9 luglio 2008

L'asse xenofobo italo-francese

Cosí titola l'editoriale de El Tiempo (in veritá l'asse lo chiamano "italo-gallico", ma a me sembra un po' pesante, come espressione).
Agli estremi del nuovo "asse", Berlusconi e Sarkozy - "generoso" quest'ultimo "con illustri connazionali come Ingrid Betancourt ma sponsor di centri di reclusione per gli immigrati meno celebri". Chissá che un terzo primo ministro non si unisca: un bel titolo sul "patto tripartito" ce lo vedrei proprio bene...

martedì 8 luglio 2008

Polo in Edicola

Festeggiamo il 600esimo post di Bogotalia con una buona notizia.

Il PDA (Polo Democrático Alternativo) ha lanciato un quindicinale; il nome non é particolarmente creattivo ("Polo"...), ma la novitá é grossa. Circolano addirittura voci di un prossimo passaggio a settimanale!

Sul blog del PDA trovate un video promozionale, su Indymedia Colombia la foto del direttore (Antonio Morales) e qualche informazione in piú su Notimundo (in spagnolo).

Nel consiglio editoriale ci sono Carlos Gaviria, Laura Restrepo, Alfredo Molano e Iván Cepeda. A destra, la copertina del secondo numero.

PS: il titolo é una forzatura a beneficio del lettore italiano. In Colombia non ci sono edicole.

venerdì 4 luglio 2008

Politically correct? No, grazie!

Secondo alcuni, i media non dovrebbero titolare "liberata Ingrid Betancourt e altri 14" poiché tutte le vite umane hanno lo stesso valore eccetera eccetera.

Balle.

La notizia - globale, profonda, buona - é la liberazione di Ingrid Betancourt. Il simbolo é lei, non Julio Echeverri. I giornali non sono il giudizio finale, dove si decide il valore di un individuo: i giornali (ed i media in generale) danzano con l'opinione pubblica, un po' formandola un po' seguendola. Ed all'opinione pubblica (colombiana e globale) di Julio Echeverri frega poco, di ingrid un po' di piú.

E allora - dico io - il titolo giusto é "Liberata Ingrid Betancourt". In secondo piano, menzionerei i tre "contractors" americani, e poi gli altri undici. Cinico? Macché.


A proposito: nessuno dei liberati si chiama Julio Echeverri. Ma tu non lo sapevi, vero? ;-)

giovedì 3 luglio 2008

Le "virgolette" di Al Jazeera

La liberazione di Ingrid Betancourt tiene banco - e ci mancherebbe. Ho giá commentato, trascritto ed esultato, ora m'avanza un po' di tempo per notare un dettaglio...

Pubblico di seguito due "snapshot" della pagina di Al Jazeera. Notate come nella prima versione sembrano dubitare che si sia effettivamente trattato di un'operazione militare ("rescues") ed in seguito il verbo va al passato e le virgolette del dubbio spariscono.


Dubitava Al Jazeera della versione ufficiale? E si é poi convinta, magari ascoltando le parole della Betancourt?

Ringrazio Julián Ortega Martinez di Equinoxio per la pubblicazione di alcune pagine della stampa internazionale dedicate a questa notizia.

La fine di una tragedia

Per quindici persone, almeno: ed é giá molto. Penso anche alle loro famiglie, alla tragedia della "morte in vita" che é il sequestro ed all gioia che devono provare in questo momento, coi propri cari di nuovo vivi, davvero.

Da questa gioia deve nascere qualcosa di buono. Il 2 Luglio del 2008 é un grande giorno. Chissá che Ingrid Betancourt non possa essere per la Colombia come Nelson Mandela per il Sudafrica: ha pagato il prezzo della credibilitá ed a quanto pare é riuscita a mantenere la luciditá; chissa.

Le FARC hanno perso una grande occasione, e si staranno mangiando le mani. Il loro ciclo é finito, non saranno loro a cambiare il futuro del Paese. Speriamo non puntino al "colpo di coda", magari con qualche attentato urbano da centinaia di morti - sarebbe inutile. Per Uribe, Santos, i Generali e compagnia una grande vittoria: hanno mantenuto la promessa della "mano dura", e questo la gente lo capisce - e lo premia. Ora devono solo decidere come "passare all'incasso".

Restano nella selva gli altri sequestrati: qualche decina di canjeables, centinaia di extorsivos. Per loro si amplificano speranza e timore: le opzioni sono sempre le stesse (morti o liberi), ma piú polarizzate. Chi non é stato liberato con Ingrid (e con i tre soldati americani) ora vale meno, mediaticamente e militarmente - e lo sanno. Speriamo non si spengano i riflettori su di loro.

Milioni di colombiani si sono emozionati ed hanno brindato e festeggiato. Ora pendono dalle labbra di Ingrid, che non piú di qualche mese fa indicavano come il personaggio piú amato nel Paese. Uribe, Ingrid. Uribe, le FARC. Chavez, Sarkozy, Bush, Obama, McCain. Uribe. I Santos. Cano. Ingrid. Le loro parole (e le loro azioni) peseranno e conteranno. Speriamo bene.

mercoledì 2 luglio 2008

Parla Ingrid Betancourt

"Grazie a Dio ed alla Madonna. Prima Dio; poi a tutti voi che mi avete accompagnato con le vostre preghiere; che avete sentito compassione per noi, i sequestrati; che avete rifiutato l'attesa come unica soluzione."
"Grazie all'Esercito, alla sua operazione impeccabile: é stata un'operazione perfetta". (E lo ripete in francese: un dettaglio non da poco).
"Devo molto ai media: senza di voi, non sarei stata qui, in vita. Attraverso la radio ci avete fatto rimanere in contatto coi nostri cari: quanto vi devo, questa vittoria é anche vostra".

Ingrid é lucida, parla chiaro, segue un filo logico, descrive con proprietá: bene, fantastico.

"Dall'elicottero sono usciti dei personaggi surreali, vestiti strani, ed io li guardavo e dicevo chi sono questi, da che paese vengono... Li ho visti da vicino, ed avevano le magliette del Che Guevara, ed ho pensato che erano delle FARC. Poi ci hanno fatto salire sull'elicottero, ammanettati: é stato molto umiliante."

"Grazie a William Perez, che é stato il mio infermiere. Grazie anche ai Generali, a Juan Manuel, al Presidente Uribe che ha avuto il coraggio di rischiare per noi. Dico ai Colombiani di avere fiducia in questo Esercito, che ci porterá alla pace".

"Ad un certo punto ho visto alias Cesar, a terra nudo, ammanettato, e lí mi hanno detto ´siamo dell'Esercito, siete liberi´"
"Questo é un orgoglio per tutti noi colombiani; non ci sono precedenti nel mondo di un'operazione cosí, cosí perfetta. Spero che le guardie della FARC che abbiamo lasciato lí non vengano giustiziati: non é colpa loro, l'operazione é stata perfetta. Grazie Colombia, grazie Francia. So che col Presidente Sarkozy e con lui e con tutto il mondo che ci ha appoggiato continueremo a lottare per quelli che sono rimasti lí. E non ci dimentichiamo che questi é u miracolo, che altri sono morti, non ce l'hanno fatta. L'unitá del paese ci porterá a riavere sani e salvi tutti i sequestrati".

Liberata Ingrid Betancourt - le prima parole

Apre la conferenza stampa nella base militare di Catam il Comandante Generale delle Forze Militari Padilla, che chiude col grido "Viva Colombia!".
Segue il Generale Montoya, che dedica questo fatto "senza precedenti nella storia del mondo" al Presidente, al Ministro ed a tutti i soldati colombiani, "che ogni giorno lottano per la felicitá dei colombiani". "Scacco matto alle FARC, gloria eterna all'intelligenza dei militari ed ai soldati colombiani".
Parlano poi i militari liberati, tutti "orgogliosi di far parte dell'istituzione" e grati all'Esercito, al Presidente, al Ministro Santos, a Padilla e a Montoya. Tutti recitano la stessa parte; la maggior parte aggiunge un concetto sull'Esercito (o la Polizia) che non li ha dimenticati. Alcuni si ricordano di menzionare dove e quando sono stati sequestrati all'inizio della loro "recita".

Si avvicina ai microfoni Ingrid.

E´ vero: Ingrid é libera

In questo esatto momento Ingrid Betancourt abbraccia sua madre.

Ingrid é in pantaloni neri, un giubbotto mimetico; pallida, magra, coi capelli raccolti in una treccia - e felice.

Piange e dice: non ci posso credere, sono di nuovo qui. Dà la mano al Ministro Juan Manuel Santos. Dietro di lei scendono gli 11 militari colombiani (i 3 statunitensi invece non si sono ancora visti), accompagnati dai militari protagonisti della liberazione: Padilla, Montoya, Naranjo.

La signora Yolanda piange. Il Ministro della Difesa apre la conferenza stampa.

Libera Ingrid Betancourt

E con lei i tre americani ed altri 11 militari sequestrati delle FARC.

I nomi dei liberati sono:Ingrid Betancourt, Marc Gonsalves, Keith Stansell, Thomas Homes, Juan Carlos Bermeo, Raimanduo Malagón, José Ricardo Mantilla, William Pérez, Erasmo Romero, José Miguel Arteaga, Armando Florez, Julio Buitrago, Armando Castellanos, Vaney Rodríguez, Jhon Jairo Durán.

L'annuncio lo da il Ministro della Difesa, Juan Manuel Santos (non Uribe). Li ha liberati l'Esercito, (non la diplomazia e neppure le FARC).

Gli ex-sequestrati stanno per arrivare all'aeroporto militare di Cafam, a Bogota.

Due mini segnalazioni

Su El Tiempo, la notizia del "nuovo diesel" per Bogotá. Ecopetrol fornisce ora un carburante (piú) pulito al trasporto pubblico della capitale: da 1.000 a 500 PPM di zolfo. Nel resto del Paese si passa da 4.000 a 3.000 PPM.
Il grafico che illustra l'articolo fa comparire Bogotá tra le "migliori" citta del continente - ma solo grazie all'esclusione di Santiago e Citta del Messico, che colle loro 50 PPM la farebbero sfigurare... Ma sappiamo che va cosí: l'importante é far credere ai lettori di vivere nel giardino dell'Eden.

Sul blog del PDA, invece, compare (competa) la sentenza di condanna di Yidis Medina: un buon esempio di come - anche con pochi mezzi - il Polo possa far circolare informazione che non passa attraverso i soliti canali.