lunedì 2 febbraio 2009

"Marca paese" sí, ma...

Passeggiando per il web scopro un certo Simon Anholt, l'inventore - a quanto pare - dell'espressione "marca paese"; e poi un articolo su "Colombia es Pasión", l'imbarazzante (a mio parere) tentativo colombiano.

Dall'articolo traggo una frase dell'esperto, che condivido al cento per cento:
"Cambiare l'immagine di un Paese ("rebranding") richiede trasformazioni profonde della società, non solo una campagna intelligente di pubbliche relazioni.
Il Sud Africa ha cambiato d'immagine quando é finito l'apartheid; l'Irlanda quando é diventata Paese ricco da produttore di emigranti; la Slovenia quando ha abbracciato la democrazia, é entrata nell'U.E. ed ha dimostrato che una parte storicamente instabile dell'Europa dell'Est poteva essere diversa.
Se in un Paese avvengono questi cambiamenti fondamentali, il marketing puó svolgere un ruolo complementare. Ma una campagna basata esclusivamente sul marketing puó fallire miseramente".

Sempre dall'articolo: nel 1996, il governo colombiano avvicinò un esperto di marca paese, David Lightle. Lui - per farsi un'idea del cliente - si fece un giro per Bogotá ed il suo responso fu disinteressato e sincero:"non buttate via i soldi". Nel 2004, il governo Uribe lo chiama di nuovo; stavolta accetta e crea "Colombia es Pasión".

2 commenti:

Michele ha detto...

Sempre interessanti i tuoi interventi. Sono stato di recente in Colombia, a Medellin, che non è proprio presa da modello, soprattutto in Europa, ed ho notato dei cambiamenti in positivo rispetto alla volta precedente. Era dicembre e la gente ha festeggiato “all’europea”, feste e mortaretti e spari, certo, ma senza esagerare. E le leggi, per esempio nei casi di incidenti dovuti a fuochi pirotecnici e petardi, sono diventate restrittive, arrivando a togliere la patria potestà ai genitori di bambini che si feriscono. Certo, questo non basta a dire che la Colombia si sia sollevata, che sia un Paese "civile" in ogni senso, ma può essere un inizio. A prescindere da Uribe...

doppiafila ha detto...

Ciao Michele, anch'io credo che la Colombia sia migliorata rispetto al 1996 - ci mancherebbe! Quello che non vedo é il "cambio epocale", il singolo evento (la fine della guerra di guerriglia? la "sconfitta" del narcotraffico? Un anno senza sequestri?) che segna il passaggio ad una nuova fase nella vita del Paese.
Saluti, Doppiafila