giovedì 6 agosto 2009

Colombia es Pasión

Ho perso il conto di quanti post ho titolato così, ma - come dice in Colombia - questa campagna per la "marca Paese" me saca de quício.

Stavolta segnalo un articolo di Mario Morales di qualche giorno fa, che elabora sul tema. Buona lettura.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

ma quale è il problema riguardo a colombia es pasion? voglio dire, in una nazione carente di tutto, l'unica iniziativa statale mirata a promuovere l'immagine del paese viene letteralmente calpestatanonchèsputtata a più non si può. io ho la mia opinione personale al riguardo, e può piacere o meno ma iniziative del genere sono assolutamente necessarie per l'industria del turismo. nazioni con situazioni assai peggiori, come messico, brasile o israele si prendono molto sul serio il branding dei loro paesi e nessuno li critica. cosa c'è allora con colombia? la solita storia che tutti quei soldi potevano essere impiegati in blablabla? mi sembra tutt'altro che necessaria. che parlino, bene o male ma che parlino. oltretutto che vengano a conoscere
O

doppiafila ha detto...

Ciao Anonimo, e grazie del commento. Mi pare che siamo d'accordo su tutta la linea: l'iniziativa puó piacere o non piacere, e a me non piace! Siamo d'accordo anche sull'importanza per il turismo (anche se mi pare che l'accento finisca spesso sull'esportazione o sugli investimenti stranieri diretti). La mia opinione é che la campagna sia controproducente, e soprattutto per colpa del logo e dello "slogan" che hanno scelto. "Colombia es Pasión", per un paese che é in guerra civile da decine d'anni ed é famoso per il narcotraffico mi pare che faccia poco per allontanarsi da queste due tristi verità - semmai le conferma! Chi sarebbero i turisti che si sentono attratti da questo concetto, dal "cuore infuocato" (!!) e dal rosso sangue? Forse gli americani, tedeschi o inglesi? Forse gli spagnoli? Macché. Si tratta di una campagna ad uso interno, per far sentire i colombiani orgogliosi della loro patria (e del loro Governo). E per questo mi piace ancora meno.

Anonimo ha detto...

mi fa piacere la tua risposta ma confondi tinto con tanto.
perchè controproducente?
nel mio inmenso piccolo quel logo ha tanto da essere criticato, la sua estetica è discutibile e oltretutto mi offende che abbiano dovuto rivolgersi all'estero per fare l'esecuzione dello stesso (essendoci tanti riconosciuti professionisti locali del design grafico e communicazione).
me è necessario. e mi fa piacere esista l'iniziativa. se vedo per esempio l'investimento di welcometolondon è una cosa allucinante soltanto per la city. che solo in turismo muove svariati miliardi di pounds. che arrivino mercenari, prostitute, trafficanti e tutta la ralea dei bassifondi del mondo? benvenuti, perchè rappressentano soltanto il 2% del mondo. idem con colombia. venghino signorii... pornofili, pedofili, ammalati del sesso, drogati, trafficanti, bennnvenutiiii.. al meno quella volta il grosso dei soldi rimane a noi e questa richezza viene ridistribuita in qualche modo.
ma si sa che non tutti quelli che viaggiano in colombia vanno in cerca di sesso a pagamento (di ogni genere), droga o armi. rappressentano una minoranza. e posso dire che quelli che conoscono anche brasile e messico, preferiscono tante volte a colombia, ci sarà un motivo. alla fine la scelta slogan/simbolo non è stata così banale ne gratuita

doppiafila ha detto...

Anonimo, per capirci: tu credi che lo "slogan" Colombia es Pasión ed il tono della comunicazione (cuore infuocato, colore rosso) sfruttino al meglio le "cose" belle della Colombia per attrarvi turisti? Io no! Ed allora forse la discussione si riduce a questo: tu pensi di sé, io penso di no. Tanto per approfondire: io avrei visto mooooolto meglio una campagna basata su Cartagena e sull'Eje Cafetero - due luoghi davvero magici. Quanto al paragone della Colombia col Brasile, beh, non conosco benissimo nessumo dei due (pur avendo vissuto da entrambe le parti, bada bene) ma ho la netta sensazione che si tratti di due mondi difficili da paragonare!

Anonimo ha detto...

capisco il tuo punto di vista. e su questo non c'è un limite. c'è una interpretazione (nonchè un sentire diverso) a seconda di quanti individui possano giudicare un concetto. tu hai il tuo, lo capisco e posso anche concordare con te, io ho il mio ed ecc.. via dicendo

questo non è importante.
entriamo su discussioni banali. com'è possibile che 20 milioni di abitanti si sentano identificati con una mela? (NY); 60 milioni di abitanti con un punto rosso su sfondo bianco? (giappone);7,5 milioni di abitanti riconoscersi nell'incomprensibile e inmondissimo (nonchè costossisimo) logo delle olimpiadi? (londra)
a nessuno gliene frega. questo non è importante. qualcuno ha scelto e basta. è importante (anche se non piace) che esista l'iniziativa perchè questo ha un ritorno. e lo sanno quelli che hanno aderito (così come a londra lo sanno benissimo quelli che comercializzeranno quel brutto logo... chissenefrega, tanto avremo il ritorno, è il pensiero del pratico empresario britanico).
riccordo ancora a londra quando gli italiani mi chiedevano: moh.. ma duv'è la figa quaa che nun abbiamo truvato ancora nulla...
non so chi vi ha riempito la testa con l'idea che se indossate la maglia azzurra (con la scritta ITALIA in cubitali) e la testa rapata a zero le donne debbono scioglersi per forza davanti a questi simboli...
ma, volenti e nolenti fa parte dell'immaginario globale.
magliette col brand nazione come brasile, messico, spagna, italia o inghilterra svegliano la libido (non ci piove).
magari colombiaespasion no lo fa oggi ma nessuno lo può garantire col tempo.

paragonare colombia col brasile è come paragonare l'italia con l'albania. non sono la stessa roba. ma prova a farglielo capire a un europeo o peggio ancora a un gringo che non sa dove sia nel mappa..

doppiafila ha detto...

Ciao Anonimo, stavolta non ti riesco a seguire: quanta carne al fuoco!