sabato 22 agosto 2009

Mi Colombia - recensione

Questo documentario nordamericano si avvicina alla Colombia senza pretese di analisi politico o sociologico, ma disposto a trovare il "buono" ed il "bello" delle varie regioni del Paese.

Lo fa esplorando i "soliti sospetti": feste e tradizioni popolari, la musica, la natura e - soprattutto - la Gente, quella con la G maiuscola, quella che non esiste da nessun'altra parte al mondo, quella che fa la differenza, quella "hechada pa' 'lante", quella "berraca" e mi fermo per non diventare antipatico.

In 60 minuti (qui la prima parte da YouTube) ci si fa un'idea delle realtá piú superficiali e di "classe media": storie di pic nic la domenica in macchina (dove é evidente che il punto di vista é ristretto a quella minoranza che la macchina ce l'ha), interviste a professori universitari, artisti e cantanti famosi, descrizioni delle tradizioni natalizie (dai Re Magi ai canti della novena) e - va riconosciuto - qualche tentativo d'includere a non-privilegiati (anche se solo come note di colore).

C'é il calcio, il baseball, il caffè (non c'é la cocaina, né la guerriglia, ma non devono per forza esserci sempre), il Carnevale di Barranquilla, il Museo del Oro, García Márquez e qualche altro scrittore "eccezionale" (noto forse nel quartiere), la cumbia il porro e il currulao, insomma - "el combo completo".

Chiudono le dichiarazioni di Juanes e Edgar Renteria, che aiutano a comprendere alcuni aspetti della Colombianitá che posso prendervi alla sprovvista se non siete preparati; frasi come "essere colombiani signiofica difendere a morte il Paese, é sentirlo con una passione assoluta" e "noi colombiani crediamo che Dio ha ricreato il paradiso in Colombia" non possono lasciare indifferenti ed aiutano a capire certi meccanismi che visti in azione lasciano quanto meno perplessi.

Tutte le informazioni su "Mi Colombia" le trovate qui.

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