sabato 7 novembre 2009

El asesinato de Galán - recensione

di Fernando Cortés Arévalo

Inizia benissimo, questo libro: la narrazione dell'omicidio, la tensione che s'accumula nei giorni precedenti, il ritratto del candidato liberale e dei suoi nemici che tramano nell'ombra... tutto il dramma ed il peso di un "magnicidio" che ha cambiato la storia del paese.

Peccato che poi Arévalo perda il filo, divaghi su inutili biografie (c'é davvero bisogno di raccontare la storia di Pablo Escobar in un libro su Galán? E la fuga dalla Catedral?), non riesca a tenere alta la tensione e sprechi il finale con due "documenti" giudiziari (le virgolette sono d'obbligo, visto che afferma di averli molto modificati) che affossano lo stile e disperdono l'emozione.

Trapela - in eccesso - la convinzione che Santofimio sia colpevole, anche se non ci sono altre prove che non siano le due confessioni di Popeye e Carlos Alberto Oviedo Alfaro (l'uno criminale incallito e braccio destro di Escobar, l'altro avvocato dei narcos ma anch'egli in galera per un doppio omicidio; per caritá, non che Santofimio mi risulti simpatico, ma anche questi due non l'inviterei a casa a cena...); m'immagino che ora stia lavorando ad una seconda riscrittura, visto che nel 2007 (due anni dopo questa "edizione attualizzata") anche Virginia Vallejo si é unita alla lista dei testimoni col suo "Amando a Pablo - Odiando a Escobar").


É quindi un libro per appassionati, per quei lettori che, come me, perdonano i difetti di forma ed ammirano il coraggio di prendere carta e penna e dire verità scomode che - nonostante siano passati 20 anni - ancora scottano.

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